La più antica pergamena che nomina Ampezzo risale al 1156, oggi conservata nell'archivio comunale di San Vito; il documento si occupa dell'acquisto di terreni nel "territorio de Ampicio" da parte dei fratelli cadorini Giovanni e Paganello. La prima attestazione del nome completo risale a un documento del 1317, conservato nell'archivio della regola alta di laréto; in esso com pare la denominazione "Curtina Ampitii".
Cortina d'Ampezzo è formata da un nucleo centrale e da diversi villaggi. Cortina era la frazione principale non solo per la posizione geografica, ma perché in essa erano ubicate la chiesa, la scuola, le locande e vi risiedevano le autorità. In virtù dell'importanza goduta, il nome Cortina si estese a tutta la conca ampezzana.Tale denominazione deriva dal muro di cinta dell'antico cimitero, detto appunto cortìna, dal latino cohors, recinto, che si trovava attorno alla chiesa Parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo; oggi in ladino, Cortina significa cimitero.
Secondo una teoria Ampezzo fa riferimento alla conformazione aperta. della valle e deriva dall'e timo amplus,·luogo ampio, da cui in seguito amplitium o ampitium. Allo stesso concetto di ampiezza si lega l'antica denominazione tedesca di Ampezzo, Heidenthal, interpretata come "valle delle brughiere, delle lande desolate". Heidenthal è stato anche tradotto come "valle dei pagani!!, alludendo alla tardiva conversione degli abitanti d'Ampezzo, ipotesi questa poco credibile. Per alcuni studiosi 'Y\mpezzo!! deriva dal latino "piceus", pino selvatico, in ladind' "pezuò", abete rosso ..
Un'altra ipotesi farebbe risalire Ampezzo addirittura a una radice prelatina amp- / amb- che indica "piante selvatiche da cui si estrae un liquido atto alla fermentazione e da essa derivano sia il nome italiano, che le denominazioni dialettali trentine e atesine del lampone : ampomola (Val Lagarina) ampoma (val di Sole) e ampomes (Val Gardena).
PREISTORIA
Ogni luogo "magico" è ricco di misteri, e anche molti degli aspetti legati alla preistoria di Cortina sono tuttora sconosciuti; è solo grazie a importanti reperti ritrovati nelle zone limitrofe che oggi si è arrivati a formulare l'ipotesi che il territorio dolomitico fosse frequentato dai cacciatori già all'età della pietra. Tracce del passaggio dell'uomo, risalenti al periodo mesolitico, sono state scoperte sui passi delle Erbe, Sella, Pordoi, Falzarego, Giàu, CostaI unga, San Pellegrino e Lerosa. Il ritrovamento più importante è avvenuto nel 1987, in una zona denominata Mondeval; una valle a sud dei Lastoi de ForllÙn, nel comune di Selva di Cadore a oltre 2.000 metri di quota. Si tratta dello scheletro di un uomo alto circa un metro e settanta, probabil mente un capo tribù, data la ricchezza del corredo di attrezzi in pietra e corna di cervo trovati accanto a lui, morto secondo gli esperti circa 7.000 anni fa, approssimativamente all'età di quarant'anni. Questo eccezionale ritrovamento fa supporre che già in quell'epoca gli uomini, durante l'estate salissero dalla pianura, per cacciare nella zona d'Ampezzo.
Significative sono alcune testimonianze dell'età del bronzo (1.700-850 a.C), oggetti appartenenti a tale periodo sono stati rinvenuti nelle aree attigue a quella ampezzana e in particolare a Monguelfo, Sesto Pusteria e Val Badia. Degno di nota è il luogo di culto, scoperto nello Sciliar a 2.500 metri di quota, dove probabilmente i primi abitanti delleDolomiti sacrificavano animali e versavano latte in primitivi vasi di ceramica al fine di ingraziarsi la natura e gli dei. Sul Col di Flam, nei pressi di Ortisei, è venuto alla luce un vero e proprio arsenale di armi primitive risalenti all'età del ferro (850-15 a. C).
Allo stesso periodo appartiene la misteriosa iscrizione incisa su una stele, rinvenuta nel 1866 sul monte Pore, nei pressi di Colle Santa Lucia, a 2.100 metri di quota e ora conservata al museo di Bolzano.
Nel 400 a. C circa, la parte orientale della penisola italica era abitata da Euganei e Paleoveneti. In Cadore sono stati ritrovati importanti reperti datati dal IV secolo a. C in poi; in particolare a Làgole presso Calalzo, Lozzo, Pozzale, Pieve di Cadore e Valle di Cadore; considerata l'esigua distanza che separa Valle da Ampezzo, non è difficile pensare che le stesse popolazioni siano giunte fin qui. Alcuni vocaboli celtici (crépa, boa, ròa, trai, ciàr, pàla, liosa, ete.) e nomi di località (Ròzes, Crìgnes, Miétres, Fiames, etc.) sopravvivono ancora oggi e sono presenti nel dialetto e nella toponomastica locale.