Quasi un secolo fa la colazione del mattino nella valle d'Ampezzo era molto diversa da quella dei giorni nostri, molto povera in quanto veniva realizzata con ingredienti semplici e facilmente reperibili. Gli Ampezzani mangiavano infatti I PASTAREI, piccoli pezzetti di pasta ottenuti mescolando farina bianca e acqua, cotti poi in acqua o latte salato bollente.
Una variante ai PASTAREI era LA POLENTINA: una polenta molto molle, liquida, condita con burro fresco e con una grattugiata dell'immancabile ZIGAR (formaggio locale). LA POLENTINA era un piatto molto amato dai bambini, sicuramente perchè era più ricco dei PASTAREI , e raccomandato alle persone deboli di stomaco.
A mezzogiorno veniva portato in tavola ilBROETO, una minestra ottenuta facendo rosolare cipolla e pezzetti di patata in pochissimo olio d'oliva (l’olio d’oliva era molto raro e di conseguenza molto prezioso), si aggiungevano poi acqua, un pizzico di sale, un pezzo di burro e si lasciava cuocere a fuoco lento fino a che le patate si disfavano completamente.
La sera in tavola ritornavano le patate: lessate, intinte nel tocio de ai o insaporite con la carne nel gróstl. La sera era anche consuetudine mangiare il brodo fritto; in una padella di ferro si faceva soffriggere la farina in poco burro e, quando si era imbrunita, la si versa a cucchiaiate (tante quanti erano i comrnensali) in una pentola, aggiungendo acqua e mescolando in continuazione affinché non si formassero grumi e a fine cottura si insaporiva con sale e si condiva con burro. Lo si serviva poi con pezzetti di pane tostati nel forno, per arricchire ulteriormente questa minestra, si poteva aggiunge un uovo.
Tra i vari tipici in uso nella Valle Ampezzana c'erano la barata, costituita da fave non completamente mature cotte in acqua salata con il baccello, di seguito alla cottura venivano sgusciate e mangiate con un po' di sale, la faaríesa che era una zuppa di fave secche cotte con patate e carne affumicata oppure assemblata a cotica di maiale, veniva aggiunto a fine cottura un soffritto di olio e cipolla con un cucchiaio di farina.
LA ZUFA DA LATE, una crema preparata versando nell'acqua e latte nella proporzione di uno a due, un composto di due terzi di farina gialla ed uno di farina bianca, facendo cuocere per mezz'ora e cospargendo con zìgar grattugiato (il parmigiano ampezzano); il tutto veniva condito con burro fuso. LA PANICCIA, che è pane raffermo, tagliato a dadini, soffritto nel burro con cipolla tritata, quindi versato in acqua bollente e fatto cuocere per venti minuti.
Era una dieta molto sana, semplice e povera di grassi, tanto che l'Ospizio Comunale nel 1863 decise che l'alimentazione da tenersi nell'Ospedale d'Ampezzo dovesse prevedere pestariei o brodo fríto come prima colazione, polentina o minestra di orzo due volte la settimana, a pranzo o alla sera zufa o patate.